TRAUMI DENTALI, CLASSIFICAZIONI E TRATTAMENTI

I traumi dentali sono molto comuni e consistono in eventi accidentali, lievi o importanti, a carico delle strutture interne della bocca.

Macrocategorie di traumi dentali e patologie correlate 

Esiste più di un metodo di catalogazione per i traumi dentali, tuttavia una prima distinzione può essere fatta in base alle aree colpite. Si possono verificare infatti traumi dentali ai tessuti duri (smalto, cemento, dentina), oppure ai tessuti di sostegno dei denti (gengive, legamenti, porzioni ossee). I traumi dentali possono interessare sia individui adulti che bambini, tuttavia sono particolarmente frequenti nei soggetti in età prescolare (con dentizione ancora in fase di formazione, denti da latte) e in età scolare (dentizione mista o completa). Altri fattori che possono aumentare considerevolmente la probabilità di procurarsi traumi dentali sono il praticare determinate attività o sport che espongono maggiormente a questo tipo di evento. Discipline di combattimento (boxe, arti marziali, difesa personale), o anche solo particolarmente dinamiche (motocross, pattinaggio, scii), aumentano la possibilità di urti, colpi e cadute.

Quando si è vittima di traumi dentali, anche se non vi sono danni apparenti, è buona regola effettuare comunque una visita di controllo. Un dente può riportare lesioni non evidenti che nel tempo possono degenerare in necrosi della polpa. Il cambiamento di colore dell’elemento dentario è un campanello d’allarme di una potenziale necrosi. Tra le conseguenze più gravi di questa condizione vi sono le seguenti problematiche:
• Riassorbimenti interni o esterni – Il primo è limitato alle pareti del canale radicolare, il secondo alla superficie esterna della radice. Il riassorbimento esterno è più grave perché richiede trattamenti come la devitalizzazione.
• Calcificazioni – Occlusione dello spazio endodontico occupato dal nervo da parte di dentina terziaria, cioè il tessuto reattivo che si deposita in seguito al trauma. Le calcificazioni possono essere sia parziali che totali.
• Infezioni periradicolari – Si verifica quando un’infezione cariosa dall’interno del dente si propaga fuori dell’apice della radice causando lesioni quali: granulomi, ascessi e cisti. Nei casi più seri si può avere la distruzione dell’osso circostante.
• Anchilosi - Perdita del legamento parodontale intorno alla radice. L’osso entra direttamente in contatto con la zona radicolare e gradualmente i tessuti duri dentinali vengono sostituiti dall’osso, provocando il riassorbimento.

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Procedure di soccorso in caso di traumi dentali

In base alle tipologie di traumi dentali variano le procedure da attuare per prestare immediato soccorso come anche le strategie di cura e trattamento. Ecco alcune delle eventualità più frequenti con relative modalità di intervento:
• Traumi dentali senza danni evidenti. Recarsi il prima possibile presso il proprio odontoiatra o in ospedale, una volta qui verrà effettuato un esame radiografico dell’elemento o degli elementi dentali interessati. Le aree colpite dovranno essere tenute sotto monitoraggio per rilevare eventuali cambiamenti.
• Traumi dentali ai tessuti duri. Rivolgersi prontamente al proprio odontoiatra o recarsi in ospedale. Se il danno non ha intaccato anche la polpa si valuterà se e come ricostruire la parte mancante con trattamenti di odontoiatria estetica. In caso di interessamento pulpare, qualora il dente sia già maturo, si può procedere alla ricostruzione. Se l’apice è immaturo, vale a dire la radice non si è ancora completamente sviluppata, si procederà a stimolare la crescita della parte radicolare rimanente (apecificazione).
• Traumi dentali con separazione della corona dalla radice. L’area coronale fratturata viene riposizionata in maniera corretta, si effettua poi un fissaggio (bloccaggio, splintaggio), e si tiene sotto controllo il dente per monitorarne il decorso di guarigione.
• Traumi dentali con avulsione (caduta dell’elemento dentale). In questo caso il dente non va pulito né tanto meno disinfettato o deterso, ma solo conservato adeguatamente in una soluzione fisiologica, nel latte o tenuto in bocca a contatto con la naturale saliva. Recarsi immediatamente dall’odontoiatra o in ospedale per far ricollocare il dente nell’alveolo stabilizzandolo con splintaggio flessibile. È necessario periodico monitoraggio del decorso.
• Traumi dentali con spostamento degli elementi colpiti (lussazione). Dall’odontoiatra o in ospedale si effettua prima l’esame radiografico e successivamente il riposizionamento. Necessario successivo monitoraggio e verifiche radiografiche per controllare l’assetto del dente.

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Metodi di catalogazione dei traumi, classificazione di Andreasen 

Per identificare e distinguere le diverse categorie di traumi dentali l’Organizzazione Mondiale della Sanità adotta la classificazione di Andreasen. Questo metodo di classificazione è quello più noto e comprende:
• Traumi dentali dei tessuti duri del dente
 Infrazioni coronali dello smalto - microfratture dello smalto
 Fratture coronali semplici - viene colpito solo lo smalto
 Fratture coronali non complicate - solo smalto e dentina senza esposizione pulpare
 Fratture coronali complicate - esposizione pulpare;
 Fratture corono-radicolari – viene colpita sia la corona che la radice del dente.
 Fratture radicolari – ad essere colpita è la radice del dente. A seconda della localizzazione si hanno fatture radicolari: del terzo apicale, del terzo medio, del terzo coronale.
• Traumi dentali ai tessuti di sostegno del dente
 Concussione e sublussazione - leggera mobilità del dente
 Lussazione intrusiva - il dente viene spinto nell’osso dal trauma fratturando i processi alveolari.
 Lussazione estrusiva - fuoriuscita parziale dell'elemento dal suo alveolo.
 Lussazioni laterali – simili alle lussazioni verticali con abbinamento anche uno spostamento laterale
 Exarticolazione o avulsione completa – il dente fuoriesce completamente dal suo alveolo

Scala di Ellis 

Esiste anche un'altra scala di valutazione dei traumi dentali, meno diffusa, vale a dire quella di Ellis, che li distingue in base alle strutture colpite, ecco un esempio:
• Prima classe – frattura dello smalto
• Seconda classe – frattura dello smalto e della dentina
• Terza classe – frattura con esposizione della polpa
• Quarta classe – frattura con necrosi della polpa
• Quinta classe – avulsione dentale
• Sesta classe – frattura della radice del dente
• Settima classe – lussazione, spostamento dell’elemento dentale
• Ottava classe – frattura completa della corona dentale
• Nona classe – trauma dei denti da latte

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Traumi dentali: diretti, indiretti, della dentizione decidua e definitiva 

I traumi dentali possono essere sia diretti che indiretti. Nella prima circostanza l’urto interessa direttamente l’elemento dentario, nella seconda si verifica una lesione da contraccolpo (mento, mascella, zigomo, labbro). La massa e la velocità hanno una notevole importanza nella valutazione del danno. I traumi dentali di piccola massa ma con alta velocità si traducono quasi sempre in fratture, viceversa una bassa velocità e una grande massa di solito causa lesioni ai tessuti di sostegno. Discorso a parte sono poi i traumi dentali di elementi decidui o definitivi. Quando un urto, un colpo o una caduta interessano i denti da latte il danno può riflettersi anche sulla corretta e futura formazione del dente. L’intervento deve essere tempestivo e mirato a ridurre le possibili complicazioni o compromissioni della dentizione completa. Anche nei traumi dentali di soggetti ormai adulti il fattore tempo è determinante, tuttavia trattandosi di strutture complete e mature si valuterà la procedura in base alla gravità del danno. Più prontamente si agisce maggiori sono le probabilità di salvare il dente, tramite reimpianto, incollatura o trattamenti estetici ricostruttivi.

Sindrome del dente fratturato 

Una delle condizioni più frequenti ed allo stesso più difficili da diagnosticare nel campo dei traumi dentali è detta “sindrome del dente fratturato”. I pazienti lamentano dolore acuto senza riuscire però a identificare precisamente il dente colpito o la zona interessata. Un dente fratturato può apparire assolutamente intatto, poiché la lesione si trova probabilmente in profondità. Trascurare una simile problematica può anche portare alla perdita totale dell’elemento dentario. Una frattura non sempre è provocata da eventi quali colpi, urti o cadute, ma spesso anche da: disturbi gengivali aggravatisi, masticamento di alimenti duri, bruxismo, fragilità strutturale per fisiologico invecchiamento. Si possono avere casi di.
• Frattura dentale parziale. Il dente è incrinato in profondità, oltre lo strato duro dello smalto. Il sintomo più comune è il dolore durante la masticazione, al contatto con caldo o freddo o con l’aria.
• Frattura dentale completa. Netta separazione tra due porzioni del dente. Non è necessario che il dente sia rotto in due ma anche solo staccato dal tessuto interno.
Le strategie più comuni ed efficaci per curare la sindrome del dente fratturato possono essere: applicazione di adesivi per ricostruire le scheggiature, rimodellamento cosmetico, faccette dentali, ricostruzione in ceramica o compositi, sostituzione completa del dente, utilizzo di corone protesiche.