LA NUMERAZIONE DEI DENTI NELL’ADULTO E NEL BAMBINO

La numerazione dei denti non è solo una semplice convenzione adottata per maggiore comodità ma un vero e proprio linguaggio utilizzato per rendere uniforme l’odontoiatria a livello globale.

A cosa serve la numerazione dei denti

A prescindere dal luogo e dall’idioma in uso la numerazione dei denti permette a professionisti di diverse nazionalità e lingue di comunicare perfettamente senza bisogno di traduzioni. Quando ci si reca dal dentista per un intervento specialistico il medico identifica l’elemento dentario da trattare tramite un codice, un numero o una lettera, che ne sostituisce la descrizione. La numerazione dei denti nasce proprio dall’esigenza di “dare un nome” ad ognuno di essi, localizzandone la posizione con accuratezza e scongiurando ogni possibile rischio di errore. È molto più semplice e sicuro assegnare una cifra o un simbolo di riferimento piuttosto che usare una nomenclatura complessa che può essere fraintesa e generare pericolosi equivoci.

Dentizione primaria e secondaria

Prima di menzionare i sistemi più diffusi per la numerazione dei denti è bene introdurre l’argomento precisando quanti sono esattamente gli elementi dentari. L’uomo nel corso della sua vita sviluppa due distinte dentizioni, primaria e secondaria o anche decidua e definitiva. La prima dentizione ha inizio dal sesto mese e termina all’età di due anni. Durante tutta la dentizione da latte crescono in totale 20 denti tra le 4 semi-arcate, superiore destra, superiore sinistra, inferiore destra e inferiore sinistra (8 incisivi, 4 canini e 8 molari). La seconda dentizione inizia dal sesto mese e termina intorno ai 12 anni con lo sviluppo dei denti del giudizio (terzi molari). Durante la fase definitiva crescono in totale 32 denti, 8 per ogni semi-arcata (8 incisivi, 4 canini, 8 premolari e 12 molari).

Metodi di numerazione dei denti, sistema ISO

 

I metodi di numerazione dei denti più utilizzati sono sostanzialmente tre, il primo è l'International Standards Organization Designation System, conosciuto anche come ISO. Si tratta del codice di numerazione dei denti adottato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è anche quello più usato a livello interazionale. Questo sistema si basa sull’utilizzo di due numeri per localizzare l’elemento dentario tra le diverse semi-arcate, in questo caso suddivise in 4 quadranti. Bisogna quindi immaginare una croce la cui linea orizzontale è posta tra le due arcate superiore e inferiore, e un’altra linea tra gli incisivi centrali, sopra e sotto. Il risultato sarà: quadrante 1 in alto a sinistra, quadrante 2 in alto a destra, quadrante 3 in basso a destra, quadrante 4 in basso a sinistra. Il primo numero di questo codice localizza il quadrante, il secondo identifica il dente. In tal modo il canino superiore sinistro (si intente la sinistra del paziente) diventerà semplicemente il “23”, mentre il primo molare inferiore destro sarà il “46”. Questo tipo di numerazione dei denti è identificata anche on la sigla FDI ( Fédération Dentaire International).Nel dettaglio si ottiene il seguente schema: 

Numerazione denti2

• Incisivi : superiori a destra (11, 12), superiori a sinistra(21, 22), inferiori a sinistra(31, 32) e inferiori a destra (41, 42) (8 incisivi).
• Canini: superiori a destra (13), superiori a sinistra(23), inferiori a sinistra(33), inferiori a destra(43). In tutto 4 canini.
• Premolari: superiori a destra (14, 15), superiori a sinistra(24, 25), inferiori a sinistra(34, 35), inferiori a destra (44, 45). In tutto 8 premolari.
• Molari: superiori a destra (16, 17), superiori a sinistra (26, 27), inferiori a sinistra (36, 37), inferiori a destra (46, 47).
• Denti di giudizio ( detti anche terzi molari): superiori di destra(18), superiore di sinistra(28), inferiore di sinistra (38), inferiore di destra(48). In tutto 12 molari.

Il metodo ISO nella dentizione decidua

Lo stesso principio vale anche per i denti da latte con l’unica differenza che i quadranti in questo caso partono dal numero “5”, per arrivare fino a 8. La dentizione decidua comprende solo 5 elementi per ogni semi-arcata anziché gli 8 della dentizione definitiva. Usando il medesimo criterio si può ad esempio assegnare il numero 75 al secondo “molaretto” inferiore sinistro. La ragione delle due diverse fasi di dentizione nell’uomo è dettata da esigenze fisiologiche poiché durante i primi mesi e anni di vita è necessario che la bocca ospiti elementi dentari di dimensioni più ridotte rispetto a quelli definitivi. Il motivo è che le arcate sono in partenza molto più piccole e crescono con lo svilupparsi dell’individuo, di conseguenza è necessario che si crei gradualmente lo spazio per accogliere i denti permanenti.

La dentizione decidua ha proprio il compito di preparare il terreno per la seconda fase permanente, garantendo al contempo una buona funzionalità per masticazione, deglutizione, fonazione, respirazione ed un’estetica armoniosa. Le due fasi descritte sono progressive e quindi in determinati periodi della vita si può parlare più precisamente di dentatura mista, poiché coesistono nello stesso momento sia i denti da latte, sia quelli permanenti che erompono man mano che i primi cadono per essere poi sostituiti definitivamente. La fase mista comincia intorno al sesto anno di età, momento in cui di norma compare il primo molare inferiore, e prosegue fino ai 12 anni.

La numerazione dei denti “americana”

Universal Numbering System. Si tratta del sistema di numerazione dei denti americano e di conseguenza utilizzato principalmente negli Stati Uniti. Come per il metodo ISO anche in questo caso la bocca viene divisa schematicamente in 4 quadranti con codici ugualmente composti da due cifre. Si parte dall’ultimo dente del quadrante 1, cioè il terzo molare, identificandolo con semplicemente come l’11. Proseguendo in senso orario si arriva al “32”, cioè l’ultimo molare del quadrante 4. A differenza dell’ISO i denti decidui non vengono classificati con un numero ma bensì con una lettera dell’alfabeto (J e K comprese). Si ha così l’ultimo dente del quadrante 1, cioè l’ultimo molare, contrassegnato con “A”, e si prosegue in senso orario arrivando all’ultimo molare del quadrante 4 contrassegnato con “T”.

Numerazione denti3Il sistema di Palmer o Zsigimondy

Numerazione Palmer. Prende origine nel 1861 ad opera di Adolf Zsigimondy, per questo motivo è anche nota come sistema Zsigimondy. Oggi è pressoché in disuso tranne che in ambito militare e in alcune scuole di tradizione inglese. La bocca viene divisa in 4 quadranti ma i denti non vengono classificati in base alla posizione nelle diverse semi-arcate. Questo tipo di numerazione dei denti prevede l’utilizzo di numeri da 1 a 8, abbinandoli a simboli (┘└ ┐┌) che li collocano nel quadrante di riferimento. Tanto per chiarire con un esempio pratico, il dente” 2┐”identifica l’incisivo laterale inferiore destro. Per i denti da latte il percorso è identico, ma si usano lettere dalla A alla E, accompagnate dai suddetti simboli (┘└ ┐┌) per la localizzazione nel rispettivo quadrante.

Numerazione denti4

Nei denti decidui in origine nel metodo Palmer venivano impiegati i numeri romani tuttavia questo meccanismo venne ben presto soppiantato da quello tutt’ora in vigore. La numerazione dei denti, a prescindere dall’utilizzo di uno dei tre maggiori sistemi di classificazione, ha un enorme utilità non solo in campo pratico e clinico ma anche scientifico. La codificazione degli elementi dentari permette a diversi soggetti in tutto il mondo di dialogare e comprendersi senza equivoco e accedere alle informazioni per scopi di ricerca, di cura o di raccolta dati.Lo stesso discorso vale per la pubblicazione di studi che possono essere compresi praticamente dovunque al di là delle barriere linguistiche. Ciò vale a maggior ragione nell'epoca moderna in cui quasi tutti i canali di informazione, formazione e comunicazione corrono sul web, un territorio che per sua natura non ha confini, può essere cioè raggiunto e raggiungere chiunque in qualsiasi parte del globo.